In risposta alla replica del mio caro amico Fragolino su facebook:
i grossi risparmi sono in larga parte dovuti allo sfruttamento senza regole del lavoro in Cina, al loro infischiarsene di leggi e brevetti internazionali, al loro essere “locuste” distruttive, alla qualità spesso infima dei loro prodotti… e non ci vedo “fortuna” nel dover “combattere” con chi ha la forza dei numeri, specie in un mondo di prodotti globali… l’asta al ribasso sta producendo anche danni, e i recenti fatti di Rosarno ne sono un triste esempio…
Io volevo focalizzare l’attenzione solo su due punti e non affrontare un discorso socio economico sottolienando quanto di negativo c’è in questo contesto. E’ vero la Cina è grande e fa paura, ma è anche una grossa opportunità per l’economia mondiale. Se i più grandi Paesi di questo mondo fossero della tua stessa opinione, forse il Dalai Lama soffrirebbe meno di solitudine. Concordo con te che non è affatto giusto combattere contro un esercito famelico e instancabile che produce a ritmi che per l’occidente soono insostenibili e senza essere sottoposto a nessun vincolo giuridico.
Finiremo schiacciati dalla Cina? L’Itaia ha un grande pregio e un grande difetto che si annullano a vicenda e non gli permette di sfondare nell’economia internazionale (crisi permettendo). Il nostro Paese spesso vanta delle eccellenze nel campo della qualità e il Made in Italy è diventato famoso nel mondo proprio per questo. Se vogliamo mantenere la fetta di mercato che ci spetta (e possibilmente anche parte di quella degli altri) dobbiamo puntare su questo. Tuttavia il potere della nostra più grande risorsa è quasi vanificato dalla mentalità dell’italiano medio che, secondo la mia brunettiana visione, fa a gara a chi fa di meno e a chi rosicchia qualcosa in più all’azienda invece di dare il buon esempio ed essere maggiormente produttivo per il proprio bene e quello del Paese.
Finchè ragioneremo in questi termini, la Cina ci continuerà a fare il culo. Se invece ci mettiamo in testa che la Cina potrebbe essere uno dei nostri più fiorenti mercati, forse inizieremo a vedere quegli occhi a mandorla con meno disprezzo. Le regole sono regole e nessuno sta dicendo che non vanno rispettate: diritti umani, sfruttamento del lavoro minorile e inquinamento ambientale sono temi da trattare a parte ma che non possono prescindere da queto. Però dal dire che in Cina sono locuste ce ne vuole: loro, sebbene il paragone con è pienamente calzante, si trovano più o meno come eravamo noi negli anni 60; allora si viveva con quello che la terra dava. Poi sono arrivate le fabbriche. I paesi si sono spopolati e le città sono diventate colonie di meridionali. Ma provate a chiedere a chi ha lavorato in quegli anni: sicuramente vi dirà che in fabrica ci stava anche 12-13 ore al giorno e ciò nonostante guardavano al futuro col sorriso. Non esisteva l’angolo caffè e poco poco importava se si lavorava con le peggiori sostanza tossiche privi di qualsiasi mezzi di protezione che, seppur rudimentali, esistevano pure allora. E’ una lotta impari tra chi gioca con le regole del secolo scorso e chi con le attuali che sono molto più restrittive. Ma è così e sinceramente non sono in grado nemmeno di immaginare quali possano essere gli interventi per arginare la situazione. In attesa che qualcuno più bravo di me (e soprattutto con più potere) li attui, io mi compro la scheda audio usb a 4 euro ( che fino a qualche anno fa avrei pagato 5 o 6 volte tanto) da un Paese distante 18mila Km da casa mia, comodamente seduto sulla poltrona di del mio soggiorno.